Sex Criminals 1

C’era una volta Simone Celli, quello che scriveva sempre di fumetti. Simone Celli c’è ancora, ma di fumetti, oramai, scrive davvero molto poco. Troppo poco. Ogni tanto ci mette una pezza. Ogni tanto tipo qualche giorno fa, quando ha rinfrescato la sua ormai pluriennale collaborazione con Comicus.it con la recensione di Sex Criminals 1. Qui tutte le altre cose da lui scritte per il suddetto sito. Lui, Simone Celli. Che poi sarei io, e che farei meglio a scrivere più spesso di fumetti. Così non avrei più il tempo di scrivere di me in terza persona.

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"Credevo che i uèstern non avessero i colori" – Intervista a Pierz

Glielo dovevo, e comunque sia mi sono divertito. Nella vita scrivo, ma non è affatto detto che sia così che io viva. Di certo mi aiuta a sentirmi vivo, a dare ricambio alle energie. Glielo dovevo, dicevo. E finalmente eccola qua. E' l'intervista a una promessa, e io glielo avevo promesso che l'avrei fatta pubblicare. Lui è un asso del fumetto, ma francamente non mi sembra un tipo da manica. Io lo vedo più da mutanda in mezzo in culo. Non che Pierz indossi qualche intimo strano, o anche se fosse non verrebbe a dirlo a me (e tantomeno glielo andrei a chiedere). Di certo quando leggi i suoi lavori è come quando lo slip ti si stringe e ti preme nel di dietro. Ti dà fastidio, e tu per reazione fai una mossa singolare. Poi pensi a cosa stai facendo, e improvvisamente ti ritrovi a ridere.

Questa è la storia di risate rotolate sul letto, con in mano un fumetto che mescola cucina e pistoleri per poi non parlare di nessuna delle due cose. E' la genialità sensata di un non sense che sfocia in parodia. E' un incrocio di segni grafici semplici, immediati, come un rutto dopo la birra. Chi ha una marcia in più può permettersi di guidare anche col freno a mano tirato.

■ LEGGI L'INTERVISTA O MUORISCI DOMANI ■

Lanterna Verde


Il vizietto cambia casa ma resta fedele a se stesso. L'equazione "supereroi uguale banalità" torna a funzionare a pieno regime, mancando di rispetto a un'intera branca del nostro immaginario. Il meccanismo del siparietto comico reiterato ha trovato una nuova dimora. Dalla Casa delle Idee alla casa di Superman e Batman. Era stata la Marvel a farne una sorta di marchio di fabbrica, leader nel mercato del fumetto d'oltreoceano ma popolare fino a tradire se stessa quando i suoi personaggi finiscono sul grande schermo. Tante le pellicole segnate da un'ironia svilente e fuoriluogo, nonostante certe ottime produzioni come una parte di quelle dedicate agli X-Men. La DC Comics no. Al contrario. Ci aveva abituato a qualità e serietà, a film in linea con lo spirito dei protagonisti, usciti dalla carta per rimanere se stessi, anche se con alti molto alti (Il Cavaliere Oscuro) e bassi molto bassi (Catwoman). Ma se l'Uomo Pipistrello può vantare pellicole di ottima fattura e di pretesa autoriale che rasentano il capolavoro, il suo "collega" spaziale non ha avuto la stessa fortuna.

Lanterna Verde è figlio di un format che non gli appartiene. Alla Marvel il modello Iron Man ha funzionato davvero, perlomeno nel primo film dedicato all'alter ego di Tony Stark. Un sarcasmo deciso e brillante giustificato dal personaggio, tanta azione e un grande risultato al botteghino. La DC Comics ha fatto suo quello schema, riproponendolo per trasporre al cinema l'eroe intergalattico vestito di smeraldo. Spaccone, forzatamente simpatico, anche se pur sempre in grado di trovare se stesso man mano. Ma quello che ne esce non è il vero Hal Jordan, e nemmeno un personaggio che regge da solo la scena. E' un involucro vuoto o poco più, autore di una crescita personale troppo improvvisata e di battute che contibuiscono a farne una figura superficiale.

Paradossale. Un film sulla volontà di arrivare fino in fondo che non ha la capacità di arrivarci davvero. Il problema sta soprattutto nella penna. Anzi, nelle penne. Scritto anche da veterani di serial tv incentrati sui supereroi, Lanterna Verde paga lo scotto di una sceneggiatura leggera e veloce, ossatura di una pellicola che non soddisfa nemmeno nella forma anche a causa di effetti speciali che a tratti rievocano gli standard di dieci anni fa. L'epica dei guardiani dell'universo avrebbe meritato molto più pathos, mentre il primo tassello di questa saga, pensata per continuare ma da subito tradita dai pochi biglietti strappati, non ha i numeri per lasciare il segno come avrebbe potuto. Non basta la fisicità di Ryan Reynolds, giudicato l'uomo più sexy dello scorso anno dalla rivista People. Non basta l'ironia scialba con le sue rare punte d'intelligenza. Troppo semplice il cammino interiore di Hal Jordan, troppo facile il modo in cui viene sconfitto il villain di turno. Tutto scorre e intrattiene, ma niente resta davvero.